Sentenza grillina sulla Trattativa? Di Matteo e i cinque stelle...
GIUSEPPE SOTTILE
21/04/2018 10:58

"Le conseguenza politiche appaiono chiare proprio in un momento in cui si tenta di costituire un governo con il Movimento 5 stelle pronto ad allearsi con Salvini solo se rinnega Berlusconi.  Di Matteo, come è noto, è vicino ai 5 stelle. Ha parlato ai loro convegni e le voci di corridoio in passato lo hanno dato anche come loro possibile candidato, presidente della regione e ministro.

E proprio lui, Di Matteo (chi altri?) si è fatto protagonista della frase  di ‘collegamento’ fra una sentenza penale e le vicende politiche di questo Paese. Non quelle di ieri ma quelle di oggi e domani.

“La sentenza dice che Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmissione tra le richieste di cosa nostra e l’allora governo Berlusconi che si era da poco insediato. La corte ritiene provato questo – ha detto il pm Nino Di Matteo  -il verdetto  dice che il rapporto non si ferma al Berlusconi imprenditore ma arriva al Berlusconi politico”.

Una frase quantomeno imprudente e che i Pm un tempo non avrebbero mai pronunciato nonostante, magari, la loro convinzione in questo senso. Ma la scuola del Pubblico Ministero che resta in silenzio davanti ad una sentenza è ormai finita, fuori moda. Così come quella del magistrato che non esprime considerazioni politiche. Ormai lo si fa anche in un’aula di tribunale.

Così la reazione politica non poteva mancare. Da Forza Italia annunciano querela e lo stesso Silvio Berlusconi parla di “parole di una gravità senza precedenti”. Più tardi anche di sentenza scollegata dalla realtà.

La politica di oggi fatta in un’aula di tribunale? Il sospetto aleggia dentro Forza Italia. Ma senza spingersi fino a questo punto un elemento è certo: la sentenza ha dato una grossa mano a Di Maio e compagni". (Manlio Viola)

E il primo tweet dopo la sentenza è stato proprio quello di Luigi Di Maio “La trattativa Stato-mafia c’è stata. Con le condanne di oggi muore definitivamente la Seconda Repubblica. Grazie ai magistrati di Palermo che hanno lavorato per la verità” ha scritto il capo politico del M5S seguito poi da analoghe dichiarazioni di tutti i suoi uomini più in vista.

Enrico Trantino: “Esistono più livelli di comunicazione. Se uno parla come leader di un Movimento può anche cimentarsi in tesi ardite e propagandistiche. Se lo stesso é anche candidato Premier dovrebbe mostrare sacro rispetto per la Costituzione e per il significato di una sentenza non definitiva. Questo in un Paese normale. Ma il nostro ha bisogno di demolire ogni totem perché si insedino i nuovi idoli”. Una democrazia sotto tutela?

Basilio Milio, avvocato del generale Mori: “C'è un barlume di contentezza in me oggi, in un grande sconforto e sbigottimento perché so che la verità è dalla nostra parte. Oggi è un giorno di speranza: possiamo sperare che finalmente, dopo 5 anni, in appello vi sarà un giudizio. Perché questo è stato un pregiudizio caratterizzato dall'adesione alle istanze della Procura e quasi mai della difesa. Una sentenza dura che non sta né in cielo né in terra perché questi fatti sono stati già smentiti da quattro sentenze definitive”.

Ancora sull'aspetto tecnico ascoltiamo cliccando sul link di seguito riportato, interessantissima, l'intervista a Giovanni Fiandaca su Sentenza della Corte di Assise di Palermo nel processo trattativa tra Stato e Mafia. "Il rispetto della legalità penale -afferma Fiandaca- contrasta con la tendenza degli ultimi decenni del populismo penale, tendenza dei magistrati a percepire il proprio ruolo a difesa del garantismo sociale a discapito di quello individuale, per trarre dalle norme la massima punibilità possibile, anche, a volte forzandole o minipolandole, ma questo è un problema molto generale".

Di seguito l'articolo apparso su IL FOGLIO di oggi a firma di Giuseppe Sottile:

“Chapeau. Il galateo istituzionale insegna che di fronte a una sentenza emessa in nome del popolo italiano non c’è altro da fare che scappellarsi. Dopo cinque anni di discussioni e di polemiche la Corte di assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, ha stabilito che negli anni delle stragi di mafia, alcuni funzionari dello Stato scesero a patti con i boss di Cosa nostra. Magari con la migliore intenzione, che poi era quella di fermare il fiume di sangue. Ma la trattativa ci fu. Ed è bastata questa convinzione per spingere i giudici togati e i giudici popolari a distribuire condanne pesantissime a tutti gli imputati.

Prima di restare impigliati nel processo istruito dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e sostenuto in aula con particolare forza dal pubblico ministero Antonino Di Matteo, i due alti ufficiali dell’Arma erano addirittura convinti di dovere ricevere prima o poi una medaglia a nome di tutti gli italiani: perché erano riusciti a fermare la strategia delle bombe; e perché avevano arrestato e sepolto nel carcere duro Totò Riina, il capo dei capi. Invece sono stati costretti per oltre dieci anni a salire e scendere le scale dei tribunali. E pur avendo collezionato assoluzioni nei processi specifici – a cominciare da quello per la mancata cattura di Bernardo Provenzano, il boss che secondo il teorema della trattativa avrebbe tradito il capo dei capi, consegnandolo agli sbirri – si sono ritrovati oggi nell’aula bunker del Pagliarelli sotto il maglio impietoso di una condanna difficilmente sopportabile. Ovviamente, i loro avvocati presenteranno appello. Ma ci vorranno almeno altri due o tre anni prima che si possa arrivare a una sentenza di secondo grado. Intanto il calvario si allunga: da qui al 2021, se tutto filerà liscio, avranno collezionato quindici anni di sofferenze, di sospetti, di gogna, di disperazione di morte civile. Né Mori né Subranni sono più dei giovanotti. E quando si è vecchi, annotava Luis de Góngora, “ogni caduta è un precipizio”  

Farà i conti con la propria età e con una giustizia senza fine anche Marcello Dell’Utri, l’ex braccio destro di Silvio Berlusconi, in carcere già da quattro anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i giudici di Palermo ha avuto anche lui un ruolo nella Trattativa e ai sette anni precedenti, quelli inflitti per concorso esterno, andranno cumulati altri dodici anni. Fine pena mai.

In fondo è andata meglio ai mafiosi. Leoluca Bagarella, cognato di Riina, sulle cui spalle gravavano già una decina di ergastoli, aggiunge al suo casellario giudiziario un’ulteriore condanna a ventotto anni. Ma il pluriassassino Giovanni Brusca, l’uomo che nel maggio del ’92, premette il telecomando e fece saltare in aria a Capaci il giudice Giovanni Falcone, se l’è cavata alla grande: il reato gli è stato prescritto, forse in virtù del fatto che da quando è stato catturato – con grande clamore e giubilo delle forze dell’ordine – lui ha molto opportunamente abbracciato la professione di “pentito” con un programma a maglie larghe che gli ha consentito anche di godersi un po’ di bella vita.

Ma la sorpresa più clamorosa sta nella condanna inferta a Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, e testimone centrale di tutta la trama accusatoria. Al giovane Massimuccio – già in carcere pure lui per altre ribalderie consumate mentre Ingroia lo elevava al rango di “icona dell’antimafia” e il fratello di Paolo Borsellino lo abbracciava e lo baciava nelle pubbliche manifestazioni – la Corte d’assise ha riconosciuto il ruolo di pataccaro: difatti lo ha condannato a otto anni per le calunnie rivolte all’ex capo della polizia, Gianni De Gennaro e non per concorso esterno in associazione mafiosa. Dimenticando, probabilmente, un dettaglio: che Massimo Ciancimino era il teste chiave di questo processo. Anzi. Questo processo non si sarebbe potuto imbastire senza le sue clamorose “rivelazioni”. Lui, furbissimo, si era trasformato nel ventriloquo di suo padre e in quanto tale raccontava non solo a Ingroia ma anche a tutti i giornalisti che lo intervistavano gli incontri che il vecchio Don Vito, corleonese e amico di Riina e Provenzano, aveva avuto non solo con il generale Mario Mori, ma anche con il capitano Giuseppe De Donno, anch’egli processato e condannato a otto anni di carcere.

Come si dice in questi casi, per chiarire un dubbio bisognerà doverosamente aspettare le motivazioni della sentenza. Intanto però il dubbio resta in piedi: se il principale teste è un pataccaro, su quali elementi i giudici hanno costruito le granitiche certezze che li hanno spinti a formulare condanne così gravi e ferrose?

Ciancimino – giudiziariamente parlando, per carità – era stato fatto a pezzi già nel novembre del 2015 dal giudice Marina Petruzzella che con rito abbreviato aveva giudicato e assolto l’ex ministro democristiano Calogero Mannino, imputato nella trattativa alla stregua di Mori, di Subranni e di Dell’Utri.   

Le sue dichiarazioni, stando alla valutazioni di Marina Petruzzella, erano da considerare “contraddittorie, confuse, divagatorie e incoerenti”. Eppure quelle dichiarazioni hanno trovato spazio e accoglimento nel maxi processo concluso oggi con sette durissime condanne. (L’unica assoluzione è stata quella dell’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza). Come mai?

La credibilità assegnata dalla Corte al pataccaro Ciancimino non è tuttavia l’unico mistero che i giudici dovranno chiarire nel momento in cui si siederanno a un tavolo per scrivere le motivazioni. Bisognerà capire anche per quali ragioni siano stati ignorati i verdetti delle precedenti assoluzioni. Secondo l’impostazione originaria data da Antonio Ingroia la presunta Trattativa tra i boss e alcuni settori, ovviamente deviati, dello Stato si basava su alcuni riscontri, su alcuni fatti strani e inquietanti: primo, Mori e i suoi carabinieri avevano tutti gli elementi in mano per catturare Bernardo Provenzano, il numero di due di Riina, ma non lo hanno fatto per avere in cambio la “soffiata” che li avrebbe portati alla cattura del mammasantissima; secondo, sempre Mori e i suoi carabinieri, dopo avere ammanettato Riina, avrebbero dovuto immediatamente perquisire il covo di via Bernini dove il capo dei capi aveva vissuto la latitanza, ma non lo hanno fatto per consentire ai più stretti complici del boss, come Leoluca Bagarella, di fare sparire tutte le carte, soprattutto quelle che avrebbero potuto portare le indagini ai santi protettori, anche politici, della mafia. Ma questi riscontri, chiamiamoli così, erano stati polverizzati da due sentenze di assoluzione pronunciate dai tribunali chiamati a giudicare, per quei reati, sia Mori che De Donno. 

Con quale criterio la Corte d’assise li ripesca e li fa propri? Quali solidi argomenti, insomma, hanno spinto il collegio presieduto da Alfredo Montalto a ignorare la sentenza di Marina Petruzzella e i due verdetti dei tribunali che non hanno trovato macchia nel comportamento dei carabinieri?  

Probabilmente – e non sarebbe il primo caso – una spiegazione andrebbe ricercata nel fatto che, nelle Corti d’assise, un peso non indifferente viene assegnato ai giudici popolari. I quali, per definizione, risentono maggiormente degli umori che pervadono la comunità. Il giudice togato ha un distacco professionale, ha una “terzietà” costruita con i propri studi e lungo la propria carriera. I giudici popolari, no. Hanno assistito e probabilmente assimilato un processo mediatico durato quasi dieci anni. Ricordate Ingroia che, pur di collegarsi con tutti i talk-show e predicare le sue verità sulla trattativa se n’era persino andato in Guatemala?

E ricordate Massimo Ciancimino che parlava in nome del padre e denunciava le più improbabili nefandezze di uomini, come Mori o De Gennaro, che invece avevano rischiato la vita pur di arginare la litania dei massacri testardamente voluta da Totò “u’ curtu”, da Bagarella, da Brusca e dagli altri scellerati corleonesi? E ricordate quanti altri giudici e quanti giornalisti si erano accodati al populismo facile della tesi secondo la quale Berlusconi, tramite Dell’Utri, palermitano e amico del boss Antonino Cinà, era sceso a patti con la mafia? E ricordate i riconoscimenti e le cittadinanze onorarie che i magistrati della Trattativa, primo fra tutti Nino Di Matteo, andavano raccogliendo nei comuni piccoli e grandi d’Italia per il semplice fatto di credere nelle accuse che Ingroia e Ciancimino avevano costruito e che altri tribunali avevano invece demolito?  

Comizi, conferenze, riconoscimenti, associazioni adoranti – come Agende rosse, come Scorta civica – avevano trasformato i pubblici ministeri di questo processo in eroi, in campioni buoni per le piazze soprattutto grilline. E non è certamente un caso che proprio Di Matteo fosse stato indicato da Beppe Grillo come probabile ministro di un eventuale governo a cinque stelle. Potevano i giudici popolari girarsi dall’altra parte? 

Oggi, dopo la lettura della sentenza il pm Di Matteo si è presa la sua legittima soddisfazione. “Nella nostra impostazione accusatoria, che ha retto completamente, si sostiene che Dell’Utri sia stato la cinghia di trasmissione tra Cosa nostra e il governo Berlusconi”, ha detto. E così dicendo ha sollevato un altro dubbio. Nella sentenza che quattro anni fa ha spedito in carcere l’ex senatore per concorso esterno era scritto e stabilito che l’imputato aveva mantenuto rapporti con i boss fino al 1992. La sentenza smentisce questo assioma, verificato persino dalla Cassazione, e sostiene che Dell’Utri entra in gioco nel ’93 e continua a mafiare tranquillamente fino al ’94 quando Berlusconi è già a Palazzo Chigi. Su quali prove?

Lo diranno, se sapranno dirlo, le motivazioni. Intanto la squadra che fa capo a Di Matteo prepara una nuova stagione giudiziaria. Bisognerà tornare alle stragi, alle trame oscure, ai registi occulti e a tutto il campionario della giustizia populista. Per altri vent’anni, se Dio gli darà vita, Berlusconi non avrà pace".

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24/02/2019 15:58
DIVENTERA'??? COSA NON SI SA, SARA' COME L'ARCA DI NOE'? MUSUMECI A CONGRESSO E STANCANELLI CON UN PIEDE FUORI DA DB
24/02/2019 3:45
PIANO MANETTARO DI DAVIGO. LA SUA IDEA DI GIUSTIZIA
22/02/2019 17:55
TELEPEGASO TG DEL 22 GENNAIO
22/02/2019 4:30
Parla l’ex: "I grillini? Sono solo una scatola vuota". Intervista a Nicola Biondo
21/02/2019 17:40
TELEPEGASO TG DEL 21 FEBBRAIO
21/02/2019 13:21
CHIRICO: "I 5 Stelle sono un prolungamento della Lega. Se perdono la poltrona, dai banchi parlamentari passano a quelli del gelato davanti a Montecitorio"
21/02/2019 12:28
MELILLI, LA FERLA REPLICA ALLA MAGGIORANZA DOPO ARRESTO SINDACO E SUO VICE
20/02/2019 18:00
ISTANT NEWS DEL 20 FEBBRAIO «M5S DOPO LA CURA SALVINI»
20/02/2019 13:00
IL CAMBIAMENTO, EVOLUZIONE ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ DA LEGA...LITA' A LEGA
19/02/2019 20:20
CASTA CONTINUA A ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
18/02/2019 23:24
«Attenzione post che induce ulcera» di Federico Pizzarotti. ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️: Salvini non si processa
18/02/2019 18:55
TELEPEGASO TG DEL 18 FEBBRAIO
18/02/2019 14:20
IL GRILLO PARLANTE VS. M5S
16/02/2019 6:07
GILET GIALLI E GRILLINI ALLEATI NELLE STRATEGIE POLITICHE. ANCHE QUELLE GOLPISTE?
14/02/2019 12:16
POLITICA DOMANI
14/02/2019 10:10
TAV: COSA NON SI DICE
13/02/2019 17:24
TELEPEGASO TG DEL 13 FEBBRAIO
13/02/2019 5:38
GRILLO: "SONO DIVENTATO COMICO DI REGIME". M5S QUALE IDENTITÀ? ANTICASTA ADDIO
12/02/2019 19:33
CRISI M5S: DA PARTITO ANTICASTA A CASTA, VAMPIRIZZATO DA SALVINI
12/02/2019 19:09
TELEPEGASO TG DEL 12 FEBBRAIO
12/02/2019 4:05
IL SILENZIO DEL DUO DI&DI INQUIETA ... SPROFONDO GIALLO
12/02/2019 3:50
Il 5Stelle Morra vuole Salvini alla sbarra. Il M5S invece processa lui.
11/02/2019 18:15
TELEPEGASO TG DEL 11 FEBBRAIO
11/02/2019 9:40
ABRUZZO / ITALIA: M5S IBERNATO AL -50%, IN UN ANNO DAL 39,8% AL 19 %.
11/02/2019 8:11
CORRUZIONE AL CGA, CE NE PARLA PIPPO GIANNI
10/02/2019 19:22
MAHMOOD: «VOLEVI SOLO SOLDI, SOLDI, SOLDI» 49MIL.
10/02/2019 16:06
INNO DEL CORPO SCIOLTO «Noi gli cachiam addosso e li copriam fino al cervello»
08/02/2019 19:19
L’on Bruno Marziano su presunte sentenze pilotate CGA Palermo
08/02/2019 19:10
TELEPEGASO TG DEL 8 FEBBRAIO
08/02/2019 12:14
ULTIMORA: Alessandro Di Battista dal balcone di palazzo Venezia.
07/02/2019 16:26
TELEPEGASO TG DEL 7 FEBBRAIO
07/02/2019 2:15
SANREMO: I SOCIAL INCORONANO LA SATIRA DI PIO E AMEDEO
06/02/2019 21:10
ZUPPA DI PORRO: Moralismo a targhe alterne
06/02/2019 20:49
Alto volume. Politica, comunicazione e marketing - Il libro di Francesco Giorgino
06/02/2019 20:35
TELEPEGASO TG DEL 6 FEBBRAIO
05/02/2019 16:01
TELEPEGASO TG DEL 5 FEBBRAIO
05/02/2019 13:21
SALVINI STORY - IL PIU' AMATO DAGLI ITALIANI, NE PARLA TRAVAGLIO
04/02/2019 21:05
TELEPEGASO TG DEL 4 FEBBRAIO
03/02/2019 15:51
LA GUERRA DEL CONSENSO. UNA POLTRONA PER DUE
02/02/2019 15:03
L'ARRAMPICATA DEI GRILLINI
02/02/2019 0:00
LA COLPA E' DI QUELLI DI PRIMA - Attenzione alla Sindrome Italia
01/02/2019 23:02
TELEPEGASO TG DEL 1 FEBBRAIO
01/02/2019 15:51
M5BALLE, IL POPOLO E' OBBLIGATO AD ESSERE LIBERAMENTE D'ACCORDO, RASSEGNA BIPARTIZAN
31/01/2019 19:58
SALVARE SALVINI? NO, SALVARE LE ISTITUZIONI di Mauro Mellini
31/01/2019 14:19
TELEPEGASO TG DEL 31 GENNAIO
31/01/2019 10:32
Il capo del tribunale di Torino, Massimo Terzi: "La giustizia è incivile: si processa senza prove"
31/01/2019 8:48
MA QUALE BOOM! CONTE PARLA DI RECESSIONE
30/01/2019 20:21
IL DILEMMA AMLETICO DEL MINISTRO DELL' INTERNO PRO-TEMPORE
30/01/2019 18:04
TELEPEGASO TG DEL 30 GENNAIO
30/01/2019 14:46
Riprende il “Processo Lombardo”: la parola di Di Dio, un Rosario di contraddizioni
30/01/2019 12:12
TELEPEGASO IL TG DEL 29 GENNAIO
28/01/2019 19:27
CATANIA: PROCURA, SALVINI E IL CARA MINEO
28/01/2019 18:36
TELEPEGASO IL TG DEL 28 GENNAIO
28/01/2019 16:37
POLITICA E MAGISTRATURA, GUERRA DEI POTERI. ITALIA STATO ETICO?
27/01/2019 22:42
PERCHE' IL GOVERNO PUO' SALTARE
27/01/2019 14:54
IL VANGELO DELLE STELLE
27/01/2019 1:38
INSTANT NEWS 2 - 3
26/01/2019 21:42
DI BATTISTA COME DI MAIO E LA TAVERNA, HONESTI PER DIRITTO DIVINO
26/01/2019 18:42
INSTANT NEWS 1
26/01/2019 17:20
Criminalità. M5S: “Surreali le dichiarazioni del sindaco di Misterbianco in commissione Antimafia”
26/01/2019 15:40
I FURBETTI DEL REDDITINO. Boom di finti divorzi e residenze di comodo. Si indagherà anche sull'intimità delle coppie scoppiate
26/01/2019 15:12
LA ZUPPA DI PORRO - rassegna stampa commentata del 26 gennaio
26/01/2019 8:00
SALVINI: "TORNO INDAGATO MA NON MOLLO". SILENZIO DEL M5S IMBARAZZANTE... PER LORO.
25/01/2019 21:10
TELEPEGASO IL TG DEL 25 GENNAIO
25/01/2019 16:33
DISSESTO CATANIA: GIRLANDO: «BIANCO NON UTILIZZI IL MIO NOME» PER... MA NON SIAMO SU SCHERZI A PARTE
25/01/2019 14:36
IMPLODE IL PD, LA MICCIA PARTE DALLA SICILIA. CRACOLICI: "MI VERGOGNO DI QUESTO PARTITO".
25/01/2019 14:15
FONTANAROSSA PRIMO AEROPORTO DEL SUD. L'AEREO UNICO MEZZO ESOSO PER IL TRASPORTO SICILIANO
24/01/2019 19:30
TELEPEGASO TG DEL 24 GENNAIO
24/01/2019 0:41
SALVINI SALVA UMBERTO BOSSI E FIGLIO "IL TROTRA"
23/01/2019 18:15
TELEPEGASO TG DEL 23 GENNAIO
23/01/2019 16:53
CORTE DEI CONTI: ACCERTATE LE RESPONSABILITA', ECCO CHI HA DISSESTATO CATANIA
23/01/2019 14:57
RdC: "Vicini invidiosi usate la delazione per fare arrestare chi vi sta sul cazzo"
23/01/2019 13:04
IL TRAVAGLIO SFATATO, ANNO HORRIBILIS CONDANNATO A RISARCIRE 330MILA EURO
22/01/2019 23:05
LA SICILIA STUPRATA DAL GOVERNO GIALLO VERDE...PERCHE' PRIVA D'IDENTITA'
22/01/2019 16:52
TELEPEGASO TG DEL 22 GENNAIO
22/01/2019 15:57
REDDITO, SOVRANISMO...E COLONIALISMO PARLA GIORGIA MELONI
22/01/2019 13:57
IL GOVERNO NEL PALLONE 3. BASTA COMPETENZE, SOLO COMICITA'
21/01/2019 23:28
NON DIMENTICHIAMO LA CATALOGNA PER SAPERE QUALE EUROPA VOGLIAMO
21/01/2019 22:28
ALLA PRIMA VINCE IL PD, TRACOLLO A CINQUESTELLE, IL POPOLO DISERTA.
21/01/2019 20:10
TELEPEGASO TG DEL 21 GENNAIO
21/01/2019 13:39
MIGRAZIONE, MELONI SHOCK SUL NEOCOLONIANISMO IN AFRICA
21/01/2019 11:26
AMIANTO, La Ferla (Ona) : «In Sicilia riscontriamo circa 1100 casi l’ anno con il 50% di morti»
20/01/2019 18:54
Catania, bluff e sangue: il Denaro, la Procura, la Gestione della notizia
19/01/2019 19:49
RdC: COSI' HA VINTO LE ELEZIONI IL M5S... INTANTO BACIAMO LE MANI A SALVINI
19/01/2019 16:08
Commemorazione Giuseppe Fava: la liturgia si tramuta in satira involontaria
19/01/2019 14:27
CRONACHE DEL REGIME: VOLA LA LEGA, M5S IN CADUTA ... NEI SONDAGGI
18/01/2019 17:30
LOTTARE PER LA DIGNITA' DELLA SICILIA. O LA SOLUZIONE O LA RIVOLUZIONE
18/01/2019 16:26
TELE PEGASO SIRACUSA: TG VENERDI' 18 GENNAIO
18/01/2019 15:29
I PRINCIPI DEL SUCCESSO: RABBIA-INVIDIA-PAURA
17/01/2019 20:18
REDDITO DI CITTADINANZA ... FATTO